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Sguardi sulla Pastorale Giovanile

Perché continuare!

     Penso che abbia sorpreso non pochi di noi la lettura dell’ultimo libro del cardinal Martini «Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede». Con quella lucidità di sempre, quasi nell’orizzonte della profezia, l’anziano gesuita indica sfide, prospettive e ostacoli da superare. Tra questi chiede alla chiesa il coraggio di investire con e per i giovani. Scrive Martini: «E sono soprattutto loro a essere idealisti, anche coltivando idee un po’ folli. Il nuovo che aspettiamo e di cui abbiamo bisogno ha più possibilità di realizzarsi per la spregiudicatezza dei giovani. La chiesa della vecchia Europa ha proprio bisogno di novità e di una ventata di aria fresca».  Il cardinale indica nei giovani uno dei luoghi all’interno dei quali si giocherà non solo il volto della chiesa dei prossimi anni, ma anche quello della società. I giovani non sono solo il futuro per motivi meramente anagrafici, ma perché in loro esiste quella dimensione costitutiva di idealità, di coraggio, di intraprendenza, di fantasia e di contestazione che non possono essere accolte se non come un dono per tutti. Facendo riferimento al profeta Gioele, il presule afferma che già la scrittura ci attesta che « la generazione più giovane verrebbe meno al suo dovere se con la sua spigliatezza e con il suo idealismo indomito non sfidasse e criticasse i governanti, i responsabili e gli insegnanti. In tal modo fa progredire noi e soprattutto la chiesa». I giovani portano con sé una chiamata alla radicalità e alla coerenza che rischia di essere messa in ombra negli  anni dell’adultità. Perciò, continua il Cardinale, la loro presenza è linfa vitale nella chiesa, è quel vento “gagliardo” che scuote equilibri troppo spesso poggiati su compromessi discutibili. Anche nella chiesa.
   Da qui ne consegue anzitutto la nostra necessaria riconoscenza a tutti quei giovani e a quelle giovani che abitano la chiesa e la vivono “da giovani”. Un grazie a coloro che hanno ancora il gusto della contestazione, il piacere di “smontarci”, la forza di una discussione che ci mette davanti alle nostre mediocrità. Come chiesa e come diocesi abbiamo bisogno dei giovani. Non ci interessate, almeno lo vogliamo sperare, perché abbiamo bisogno di manodopera, ma perché la vostra età rimane per noi un pungolo costante, una messa in guardia dal sentirci arrivati e definitivamente convertiti.
   Fare pastorale giovanile, sembra dirci il Cardinale, è perciò esercizio quotidiano di confronto con un età della vita che appartiene al genere della contestazione e dell’idealismo, è esercizio quotidiano di incontro con un linguaggio che abbiamo ormai disimparato, è rinuncia all’ avere sempre l’ultima parola e a crederci arrivati. Fare pastorale giovanile significherà allora anzitutto un atteggiamento spirituale differente. In loro, ne dobbiamo essere convinti, lo Spirito del Padre ci parla, ci scuote, ci rinnova. Perciò i giovani sono un dono per le nostre comunità. Per i Vescovi. Per noi preti!

don Giampaolo