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Sguardi sulla Pastorale Giovanile
Un po’ tutti avvertiamo di trovarci in una stagione segnata dalla tendenza ad omologare tutto. A fronte di una ribadita centralità della persona, ci sembra che le logiche dei numeri, del gradimento, della spettacolarizzazione e del mercato inizino a sfiorare anche i nostri Oratori. Qualcuno dice “anche della pastorale giovanile diocesana”!
A volte, dietro a frasi come “sono i linguaggi nuovi” o “è l’unico modo per averli”, nascondiamo la nostra incapacità a digerire il fatto che la proposta cristiana è “impegnativa” e che l’essere in pochi ferisce la nostra immagine (personale ed ecclesiale).
Non apparteniamo a quelli che invocano il “piccolo gregge” per difendersi dalla paura di uscire fuori, ma nemmeno a quelli che dietro alla categoria di “popolo di Dio” vedono un gruppo indistinto di persone che cerca di fare audience, per dire e dirsi che si è ancora in tanti e al passo coi tempi.
Ultimamente, e non solo in diocesi, stiamo assistendo, un po’ da lontano, e magari con quel connaturale sospetto di fronte alle cose degli altri, all’esperienza di Oratori che propongono proposte aggregative nella forma della discoteca. Ci risulta che questi momenti siano molto frequentati, soprattutto dai giovanissimi.
Allora ci permettiamo di rivolgere ai promotori di queste discoteche alcune domande, perché ci possano chiarire qualche dubbio. Legittimo.
- Il primo dubbio che ci viene è se i nostri oratori debbano offrire questi “fac simile” di esperienze nate e pensate con finalità che non sembrano essere quelle specifiche dell’Oratorio.
- E’ davvero un bene per un preadolescente poter vivere quello che, fino a qualche anno fa, lo si poteva solo più tardi? Che cosa porta di benefico allo sviluppo della sua persona?
- Si può fare azione educativa in questo modo? Esistono contatti personali con il vissuto di chi vi partecipa? Com’è possibile fare “l’educatore” in un ambiente dove è faticoso parlarsi, dove la musica è la “parola assoluta” da ascoltare?
- Siamo sicuri che laddove riuniamo qualche centinaio di preadolescenti o adolescenti non si creino certe dinamiche di natura “iniziatica”, sia a livello di sostanze stupefacenti, sia a livello sessuale?
- Quali “vantaggi” ci consegna questa forma di aggregazione in Oratorio?
Non abbiamo nulla in contrario al fatto in sé. Lodevole il vostro impegno e le buone intenzioni. Lo diciamo sinceramente perché conosciamo la fatica di impegnarsi in Oratorio, d’inventare forme nuove che coinvolgano i ragazzi che, siamo sicuri, vi stanno realmente a cuore.
Molti genitori rimproverano alcuni educatori di altri oratori di non fare come voi. Sono convinti che la discoteca in oratorio sia il luogo sicuro in cui i problemi, di cui al punto 4, siano come magicamente risolti. Molti ci implorano di “tenere i ragazzi” che altrimenti non sanno cosa fare o dove andare il sabato sera! “Tenere i ragazzi”: è questo lo scopo dell’oratorio?
Vi abbiamo scritto questa lettera perché possiate sentire anche quanto la vostra proposta stia mandando “in crisi” un certa impostazione educativa degli oratori, che faceva dell’attività del gruppo e del campo estivo i suoi cavalli di battaglia!
Se siamo troppo vecchi e incapaci di vedere il nuovo che avanza fatecelo sapere. Se avete avuto qualche intuizione “spirituale” e/o educativa vi chiediamo di condividerla con tutta la diocesi…a cui i ragazzi stanno a cuore. Davvero!
Se vorrete rispondere, vi accoglieremo volentieri sul prossimo numero.
don Giampaolo Ferri, direttore del centro di pastorale giovanil
….a seguito di alcune chiacchierate con amici preti ed educatori.
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