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Benedetti partiti!
Quale politica educativa per i giovani?
Dovrei guardare solo ai giovani che restano con me, a quelli che condividono le mie attività, a quanti accolgono le proposte, sia le spirituali che le spiritose. Invece guardo di più a quelli che sono partiti (nel senso che se ne sono andati) e passeggiano per altri lidi.
Tra i “partiti” si distingue quello dei “Popolari”: ha la maggior parte delle preferenze. Non conosco il numero dei seggi ma so dove sono: davanti al bar, sotto i portici, in piscina d’estate e lungo la passeggiata del centro commerciale d’inverno. Gli adepti si parlano addosso del più e del meno mentre cincischiano con il cellulare. Il loro pennone è senza una bandiera fissa, sale o scende questa o quella a seconda del bisogno.
Se li inviti ad un incontro, ti domandano “quanto dura” e poi, in genere, non hanno tempo.
Se ti spertichi in inviti con presentazioni accattivanti, foglietti fradici di parole, del tipo “mega serata”, “bellissima esperienza”, “grande gioco”… Non ci credono, ti compatiscono, ride perfino la fotocopiatrice.
Se lasci l’oratorio e li vai a stanare c’è il caso che torni a casa soddisfatto e illuso: “Don, domenica vengo!” Peccato perché l’euforica promessa non ha fatto i conti con il compito di recupero del lunedì, con l’orario del ritorno la domenica mattina, con l’impegno improvviso del pomeriggio della festa che costringe sui libri gia al mattino presto.
Se li affidi al buon Dio, in fondo resta Lui il padrone della vigna e, con eleganza, li mandi a farsi benedire, ti assalgono i sensi di colpa e i fantasmi del rimprovero. Se poi ti capita di incontrare qualche collega che racconta di esperienze mirabolanti e di conversioni a go go, o ti imbatti in preti carismatici che, come Gesù e come dovresti fare anche tu, vanno per le spiagge e per le discoteche a chiamare i giovani a raccolta… Allora, per sfogarti, ti tocca organizzare un pellegrinaggio con il PTE (Partito della Terza Età) al Santuario della Madonna del latte. Che viene sempre così bene!
Mi piacerebbe avere il tempo per scrivere degli altri partiti, i Sempre Verdi, per esempio. Quelli che erano giovani una volta e non mollano. Sono i “giovani” formati dalle Associazioni vecchio stampo. Ma sono pochi e con tanti impegni; fanno fatica a convivere con i metodi educativi moderni; ogni tanto gli scappa qualche commento con menta piperita… Ma sono da capire. Da rivalutare anche.
Mi piacerebbe parlare del partito degli Indipendenti: i giovani cristiani che si fanno gli affari loro. Vivono nel nostro paese ma non nella nostra parrocchia. Fanno riferimento al prete “x”, al frate “y”. In parrocchia non ci sono mai perché sono sempre in movimento: il loro “movimento”, infatti, segue un calendario liturgico diverso. Oggi, prime Comunioni: la comunità è in festa. Loro, gli Indipendenti, sono ad un meeting in centro Italia. Domani: festa dell’Oratorio, gli Indipendenti sono in parrocchia con i loro amici del gruppo regionale, ti chiedono la chiesa per una Messa fuori orario con il loro prete privato, e hanno di che dire perché non gli puoi prestare il salone per fare un rinfresco: “la chiesa dovrebbe essere più aperta e più ecumenica”, mugugnano.
Il dire sarebbe molto e lo spazio è poco. Me ne scuso.
Don Valerio Antonioli
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