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Sguardi sulla Pastorale Giovanile Ripartire dagli educatori Alcune “questioni aperte” di pastorale giovanile. Animatori, “Helpy”, educatori, catechisti, accompagnatori nella fede, “collaboratori della gioia”, ecc. Gli avvisi di qualsiasi parrocchia sono molto indicativi a riguardo. Capita anche che la stessa persona venga chiamata in modo diverso in base ai destinatari del suo servizio. Il linguaggio per indicare questi operatori pastorali è estremamente variegato e ciò tradisce una reale difficoltà a precisarne i contorni e a disegnarne la figura. Anche noi che scriviamo non abbiamo ancora fatto una precisa scelta di campo. Certo la prassi e la riflessione pastorale ci stanno dicendo che la questione non è semplicemente terminologica, ma tradisce una comprensione più ampia e complessa, non ancora del tutto chiarita, del servizio che queste persone svolgono nelle nostre comunità. Ancor più radicalmente la questione rimanda al ministero educativo nella comunità credente. Tra questi operatori alcuni si sentirebbero investiti di un servizio più legato alla dimensione razionale del credere, altri invece a quella più esperienziale o comunitaria. Alcuni si interpretano come a servizio di una memoria spirituale e religiosa (dimensione veritativa) da custodire contro la deriva soggettivistica del presente; altri invece a servizio di un’umanità che rischia di perdere la propria dignità e la propria assoluta specificità nel creato e nella storia (dimensione antropologica). Noi sappiamo molto bene che, oggi più che mai, verità e antropologia non possono essere disgiunte. Anzi, il progetto culturale giovani della chiesa italiana lo ribadisce con forza. La questione più urgente da affrontare oggi è quella antropologica che, senza la verità cristiana, rischia di naufragare in un presente senza prospettive e disumanizzante. Questo significa che colui e colei che si occupa delle nuove generazioni non può esimersi dalla fatica di educare l’umanità sua e dell’altro all’interno di quella verità che è il criterio fondamentale di ogni agire pastorale, anche della pastorale giovanile. Questa verità, che ultimamente è riconducibile alla figura di Gesù di Nazareth, è l’autentico dono che qualsiasi educatore ha il compito di far conoscere e amare perché sa, ed è realmente convinto, che solo Gesù è la verità capace di restituire l’uomo a sé stesso e alla sua altissima dignità. Servire le nuove generazioni è perciò condurle a scoprire quella verità che non è riconducibile a surrogati “politicamente corretti” di vaga spiritualità. Servire le nuove generazioni è raccontare Gesù, farlo conoscere, farne fare l’esperienza sacramentale e orante. Ben consapevoli che una tale proposta non è certamente tra le più facili da vivere e da comprendere. Servire le nuove generazioni è essere al servizio di una verità che è un Volto che non possiamo tenere nascosto. Il rischio che corriamo, forse ancor più pericoloso dei termini usati, ci sembra quello di chi non ha ben chiaro che qualsiasi intervento di pastorale giovanile non può permettersi di disgiungere i due termini prima indicati: verità e antropologia. Il rischio che vediamo è quello di operatori di pastorale giovanile che sembrano dimenticare l’esistenza di una verità che non è riducibile a piacimento o assimilabile ad altre visioni del mondo e dell’uomo. La verità per noi è Cristo, la sua vita, il suo stile, la sua divina-umanità. L’operatore di pastorale giovanile non può mai dimenticare che l’amore e la passione che nutre per i suoi ragazzi si misurano con lo stesso amore e la stessa passione con cui li conduce a scoprire, conoscere e amare e seguire la Verità liberante del vangelo. Sarà un catechista? Un animatore? Un accompagnatore? Un educatore? Nel frattempo, nell’attesa di una maggiore omogeneità di linguaggio, ci piacerebbe che di questa cose si potesse discutere all’interno delle nostre comunità, per lo meno tra coloro che per vocazione sono chiamati al ministero dell’educazione nei nostri oratori. Anche per questo stiamo pensando ad un pomeriggio di studio (nel mese di Febbraio) per gli operatori di pastorale giovanile sul tema dell’educare. Ma di ciò ne parleremo più avanti. Don Giampaolo
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